Friday 24 February 2017
I RACCONTI DI LUCA BIANCHINI

Una notte a Venezia senza di te

Alberta era terrorizzata che il suo ragazzo la tradisse. Lo considerava più affascinante di lei, più simpatico, sapeva parlare in inglese al telefono e capiva le istruzioni degli elettrodomestici. Per lei Rodolfo era l’uomo da sposare. Ma, come tutti i belli, non bisognava avere fretta nella conquista e lei si era sempre vantata in tutta Padova della propria saggezza: lo lasciava uscire con gli amici, non lo annusava quando rientrava tardi, non gli controllava il telefono né verificava se la maglietta del calcetto fosse stata veramente usata.

 

Una notte a Venezia di Luca Bianchini

Una notte a Venezia senza di te di Luca Bianchini

Lui l’amava anche per questo. Tutte le sue fidanzate precedenti avevano piazzato subito lo spazzolino a casa sua, gli avevano presentato le amiche, i familiari, e avevano programmato la festa di nozze.

 

Alberta si era sforzata di essere diversa mettendoci l’impegno che solo una ragazza innamorata può trovare. Non gli parlava mai del loro “futuro”, semplicemente gli preparava manicaretti, lo faceva ridere e appena pensava di essere troppo appiccicosa si staccava.

E lui tornava.

 

Un giorno, però, nella testa di Alberta scoccò un campanello d’allarme. Mentre Rodolfo le stava mostrando una foto sul suo telefonino, sullo schermo comparve un semplice, banalissimo whatsapp che conteneva solo un cuoricino e un mittente: Luisella.

 

Alberta fece finta di niente ma la velocità con cui Rodolfo fece sparire il telefono cambiando discorso, la colpì.

I giorni successivi osservò con attenzione i suoi comportamenti e le sembrò che nulla fosse cambiato, a parte il fatto che non lasciava più il cellulare incustodito. Decise però di non fare domande e di aspettare.

 

 Dopo un paio di settimane, a fine mattina, notò che Rodolfo non le aveva ancora scritto “buongiorno“. Non era mai accaduto.

Aprì whatsapp per scrivergli qualcosa e lo trovò “online”.

Per mezz’ora.

Ogni tanto riapriva per controllare ed era sempre “online”.

Con chi parlava? A chi scriveva? Era una prova di colpevolezza? Era un film nella sua testa?

Mentre si arrovellava sui suoi dubbi, si rese conto che stava infrangendo una delle regole per cui la loro relazione funzionava, ma era più forte di lei: la paura di perderlo andava oltre il buonsenso.

Provò a chiamarlo, ma lui le inviò il messaggio automatico “sono in riunione”. Era però sempre online: era evidente che stava flirtando con la simpatica Luisella. Chissà quanti cuori le aveva mandato, pensò lei.

Alberta uscì a fare una passeggiata al parco Iris, sotto un cielo così azzurro da rendere ancora più malinconico il suo stato d’animo.

 

Senza sapere come, iniziò a piangere. Sentiva che qualcosa stava cambiando e forse era già cambiato.

Aveva due possibilità: affrontare la questione apertamente, con il rischio che lui smentisse tutto e anzi la aggredisse, oppure stare ferma.  

Non poteva accettare che finisse così, per cui passò a chiedere consiglio alla sua amica Carmela, che abitava dietro piazza delle Erbe e millantava di saper leggere gli astri. Appena l’amica sentì gli ultimi dettagli della storia, le disse serafica: “Con questa Luisella c’è qualcosa anche senza interpellare le stelle. Ma l’uomo della vergine è un po’ matto e può cambiare idea. Se Rodolfo ha veramente un’altra devi sparire, anche se per poco, ma senza preavviso. Ok?”

“E dove vado?”

“Via. Ce ne andiamo stasera da qualche parte. Che ne so… in un agriturismo… o a Venezia. Hai mai dormito a Venezia?”

“No. Vivendo a Padova alla fine non ho mai dormito a Venezia… pur essendoci stata un sacco di volte.”

Così Alberta tornò a casa, mise due cose in borsa mentre la sua amica prenotava un alberghetto su un canale di Cannaregio: “Siamo anche vicino alla stazione, così se ti prende male puoi tornartene via in fretta”.

Alberta decise di non chiamare Rodolfo, che intanto le scrisse che era molto incasinato con il lavoro riempiendo il messaggio di troppi cuori. Lei arrivò a Venezia in stato semi depresso e il tramonto sulla laguna non l’aiutò a tirarla su. Per fortuna Carmela la prese sotto braccio e la portò a bere e a mangiare polpettine alla Vedova. Le polpettine le regalarono almeno un sorriso. Quando Rodolfo decise finalmente di telefonarle, Alberta ritrovò un po’ di spavalderia.

“Dove sei?”

“A Venezia.”

“A Venezia???”

 Sì, mi hanno fatto una sorpresa…”

“E chi?”

Alberta stava per rispondere “Luisella”, ma riuscì a trattenersi.

“La mia amica Carmela… così stasera ce ne stiamo un po’ per conto nostro. Anche tu, mi pare, hai bisogno dei tuoi spazi… quindi prenditeli pure… senza problemi.”

Rodolfo ebbe un momento di spaesamento e le sue mani cominciarono a sudare.

“Che fai adesso?”

“Ceno.”

“Dove?”

“Abbiamo prenotato ai Quaranta ladroni…”

“Posso venire?”

“Solo dopo il caffè.”

Rodolfo mise giù in preda a una specie di panico.

Alberta, ancora una volta, aveva fatto la mossa giusta. Lui si sentì non solo scoperto nella sua piccola tresca, ma anche terrorizzato che la sua ragazza lo lasciasse.

Arrivò a Venezia in men che non si dica, parcheggiò in piazzale Roma, rischiò di inciampare sul ponte di Calatrava, corse nella strada Nova, si perse nel Ghetto, comprò una rosa da un venditore del Bangladesh, e arrivò al ristorante giusto in tempo per il dessert. Salutò Carmela con un abbraccio, si riprese la sua Alberta e la riportò a casa.

Il giorno dopo, le chiese di trasferirsi da lui.