Tuesday 22 August 2017
LIFESTYLE

Nero, espresso o capo: tanti modi per dire caffè

Molti nomi diversi per chiamarlo, molti modi fantasiosi per definirlo: il nostro caffè lo abbiamo ribattezzato a nostro piacimento. Per identificarlo e per identificare noi stessi gli abbiamo dato spesso il nome che più ci rappresenta.

Nero, espresso o capo: diversi nomi per chiamare il caffè

Nero, espresso o capo: diversi nomi per chiamare il caffè

 

Ci sono voluti secoli di storia ma, alla fine, è successo. La colpa, o il merito, è della nostra cultura e delle nostre tradizioni. Perché il nostro stile di vita prima o poi prevede una piccola pausa ristoratrice di fronte ad una tazzina o a un bicchierino. Inevitabilmente, di un momento così solenne della giornata, di una bevanda così importante per la nostra identità, abbiamo voluto impadronircene in tutto e per tutto. Come potevamo riuscirci se non dandogli un nome nuovo di zecca? Come potevamo assimilarlo alla nostra passione e alle nostre emozioni se non affibbiandogli delle nuove generalità? È così che funziona. Proprio come rinascere a nuova vita.

 

In giro per l’Italia di nomi, soprannomi e nomignoli ce ne sono veramente tanti, di diminutivi e accrescitivi ancora di più. Ognuno di essi meriterebbe un capitolo a parte e la sua storia dovrebbe essere conosciuta e divulgata fra tutti gli estimatori, condivisa da tutti gli appassionati del settore. I modi di chiamare il caffè sono tutti ugualmente belli, evocativi e sentimentali. Tutti azzeccati e tutti in un certo senso plausibili. Modi di dire che racchiudono in sé un microcosmo. E non possono essere parafrasati in italiano, per lo meno con una singola parola.

 

A Trieste, l’espresso è un Nero, quando è macchiato diventa un Capo. Tutti lo sanno e lo hanno sempre saputo. Quei nomignoli sono diventati prima sinonimi e poi nomi propri, quelli da scrivere con la lettera maiuscola, come i nomi di battesimo. A Cuneo si beve il Marron, a Treviso si prende quello con la Sentinella; a Venezia il Pizzicato, a Torino il Bicerin, corretto con un po’ di cioccolata.

 

Lo stivale è lungo e di storie da raccontare ce ne sono tante. A Genova il Genovese, a Firenze un Basso, un Alto o un Gocciato. A Fano la Moretta, a Livorno e provincia si beve il Ponce. A Roma si ordina un caffè e se ne pagano due. Il Pagato lo berrà chi non avrà gli spiccioli a portata di mano. A Napoli succede la stessa cosa ma con il Sospeso; la prassi è la stessa, il nome più signorile e molto meno venale. Nella penisola sorrentina un Amalfi, scendendo ancora di latitudine, il Salentino; le isole maggiori non fanno eccezione in quanto tradizione e creatività.

 

Quando non è la gestione della caffetteria o del bar a inventare i modi di definire la nostra bevanda, ci pensa il barista o il banconista a trovare il nome adatto, unico e personalizzato per noi. Un caffè su misura, anche per il nome. Se poi entrano in gioco gli affetti, allora la questione si complica in maniera irreparabile. I vezzeggiativi si sprecano e sconfinano nella poesia.