Friday 14 July 2017
LIFESTYLE

C’è più caffeina nel caffè corto o lungo?

Tra le tante cose belle che madre natura ci ha voluto donare nella sua magnificenza c’è anche la caffeina, che però appartiene a quella categoria di sostanze che piacciono tanto ma che…

C'è più caffeina nel caffè corto o lungo?

C’è più caffeina nel caffè corto o lungo?

La percentuale di caffeina dipende dalla concomitanza di alcune variabili, una serie di fattori che la condizionano in tutta la filiera, dalla piantagione fino al momento della preparazione di un caffè, al bar o a casa che sia. È ormai assodato che non tutti i tipi di caffè ne hanno la stessa quantità. Pur facendo riferimento a una medesima varietà di arabica o di robusta, anche le condizioni climatiche delle singole piantagioni possono influire sul tasso originario e variarlo in maniera apprezzabile. I trattamenti che il raccolto subisce nelle fasi successive influiscono in maniera altrettanto determinante. In torrefazione l’intensità della tostatura, “scura” o “chiara” nel gergo degli addetti ai lavori, può condizionarne, anche se in proporzioni minime, il mantenimento o la sublimazione. Allo stesso modo il tipo di macinatura permette una maggiore o minore estrazione delle sostanze al passaggio dell’acqua, rendendo il caffè più o meno forte.

 

Ma cosa succede quando la polvere di caffè viene irrorata da una maggiore o minore quantità di acqua bollente a pressione molto alta? In altre parole, quali sono gli effetti sulla misura, per meglio dire sul volume, del caffè?

 

Nel caffè corto c’è meno caffeina che nel caffè lungo: la quantità è dunque direttamente proporzionale all’acqua. Un espresso ristretto è molto più forte e possiede un aroma molto più intenso. Ma essendo fatto con molta meno acqua, spesso da poche gocce, rilascia in minore quantità le sostanze presenti nella posa. Al contrario, nel caffè lungo, che viene ottenuto facendo defluire molta più acqua, la caffeina estratta è di gran lunga maggiore. Risulta essere meno denso ma gli effetti sull’organismo sono considerati assai più stimolanti.

 

Quando noi fanatici del caffè non eravamo ancora supportati nel libero arbitrio dalla scienza e dalla tecnologia, la questione caffè lungo – caffè corto era solo una posizione di due scuole di pensiero, così confuse e volubili che la maggior parte delle volte si fondevano e si confondevano all’unisono del de gustibus. Il Dimmi che caffè prendi e ti dirò chi sei non ha mai funzionato veramente.

 

Per ovviare alle eventuali ripercussioni sul nostro fisico ed assecondare il medico curante basta fare due conti, correggere il numero delle tazze ed il gioco è fatto. Sempre a patto di non scendere sotto la soglia limite per la sopravvivenza. Rinunciare ad una tazza di buon caffè, corto o lungo che sia, per alcuni di noi, è un vero supplizio di Tantalo. Meglio piuttosto un cazzotto in un occhio. È come se ti dicessero che il partner della tua vita, quello che hai corteggiato con tenacia, hai conquistato e amato da sempre, quello con cui desideri passare il resto dei tuoi giorni, non ha un bell’aspetto.

 

E chi se ne importa!