Thursday 20 February 2014
LIFESTYLE

Confessa: bevi caffè solubile. Ma non ti vergognare.

179061867(1)Nulla di cui vergognarsi, la storia del caffè liofilizzato è di tutto rispetto. E non fa male, non ci sono controindicazioni e non ha nulla da invidiare alla classica moka. Basta non aspettarsi un espresso – ma c’è a chi piace.

 

 

Bleah, bevi caffè liofilizzato! Le persone normalmente reagiscono così alla vista di un barattolo di caffè in polvere da sciogliere direttamente nell’acqua – e non si capacitano che a qualcuno possa piacere per davvero, e più dell’espresso.
Ma invece è così, basta non cercare di farlo diventare un espresso e godersi le mug di caffè fumante, annacquato ma molto confortante durante l’inverno. E in estate, è la soluzione perfetta con acqua, ghiaccio e un goccio di latte: con una cannuccia diventa subito un drink velocissimo.

 

La reazione di repulsione più che dal sapore è data dall’idea che il caffè liofilizzato sia economico, di scarsa qualità e mediocremente tutto uguale – nulla di più sbagliato! Ne esistono di diverse qualità e aroma, perché si parte dal caffè liquido vero e proprio ed esistono Paesi come il Giappone o la Gran Bretagna in cui questo caffè è il più diffuso, fino al 90% dei consumatori.
Invenzioni moderne! Assolutamente no, visto che si litigano la creazione di questo prodotto due scienziati, uno neozelandese (1890) e uno giapponese (1901). La leggenda vuole però che la sua fortuna sia dovuta ad un tale George Washington, illustre omonimo del Presidente degli Stati Uniti, che nel 1906 in un viaggio in Sud America, osservò come i residui di caffè sul fondo di una caffettiera, lasciata troppo a lungo sul fuoco, fossero un concentrato di sapore e molto piacevole. Da ingegnere, intuì che l’altitudine era una delle cause del fenomeno e che si poteva riprodurre la cosa artificialmente, sottovuoto.
Non si sa come sia andata davvero la storia, ma quel che è certo è che il caffè liofilizzato sia oggi così diffuso grazie alla Seconda Guerra Mondiale e alle razioni dei soldati americani, ossia alla necessità dell’Esercito di conservare e distribuire beni alimentari leggeri e durevoli.

 

Come è prodotto

Il caffè liofilizzato viene prodotto a partire dal caffè concentrato (liquido) che viene privato del liquido con un processo chimico-fisico. Non è quindi un derivato dai chicchi di caffè, bensì di acqua in cui viene disciolta una polvere fine e densa di caffè, e che poi viene prima surgelato e poi privato nuovamente dell’acqua. Il processo si chiama sublimazione e avviene sottovuoto e ad una temperatura di circa – 20°C e dura alcune ore, se non giorni, in modo che il vapore acqueo fuoriuscendo lentamente dalla polvere di caffè la faccia esplodere rendendola porosa e quindi particolarmente solubile. Si presenta in granuli.

Il caffè solubile è una cosa diversa, una polvere ottenuta dall’essicazione di una grande quantità di infuso di caffè, scaldato e poi essiccato da getti di vapore e quindi confezionato.

In entrambi i casi la caffeina non diminuisce, se non di poco, mentre il sapore varia, assumendo il gusto caratteristico – buono o cattivo a seconda della qualità e dei gusti. Basta non cercare quello di un espresso.